Kagamibiraki 2012

Sabato 14 gennaio ci siamo ritrovati nel dojo di freeBudo per celebrare il Kagamibiraki.

Dopo una breve spiegazione del significato della tradizione legata al Kagamibiraki, si sono tenute una serie di dimostrazioni delle discipline praticate nel nostro dojo.

Omote no Tachi Katori Shinto Ryu

Omote no Bo Katori Shinto Ryu

Omote no Naginata Katori Shinto Ryu

Gogyo no Tachi Katori Shinto Ryu

Gokui no Kodachi Katori Shinto Ryu

Tanken Kashima Shinto Ryu

Sogobudo Allievi della Maestra Wakabayashi Keiko

Nihon Budo Kenshu (Sogobudo) Allievi della Maestra Wakabayashi Keiko

Nihon Budo Kenshu (Sogobudo)

Judo: Kodokan Goshin Jutsu Alessio Oltremari e Marco Poli

Judo: Kodokan Goshin Jutsu

Dopo la dimostrazione siamo saliti al piano di sopra dove ci aspettavano tante cose buone da mangiare che ognuno di noi aveva portato da condividere. Abbiamo mangiato anche il mochi arrostito e condito con salsa di soia e brindato affinchè questo nuovo anno ci porti a migliorare nella pratica e a consolidare le nostre amicizie. Eravamo circa 60 persone fra i quali la piccolissima Diana Beneventi

Di seguito il contenuto delle pagine che abbiamo distribuito ai partecipanti sulla tradizione e il significato del KagamiBiraki.

Kagami significa specchio e hiraki (biraki) significa apertura, con il senso anche  di svelare, venir fuori; lo specchio sta a significare la nostra vera natura.
Il nostro auspicio è che ogni anno, il nostro sè riflesso si avvicini sempre di più alla nostra natura originale.
Kagamibiraki è una celebrazione tradizionale che risale al 15esimo secolo, adottata nel 1884 dal Maestro Kano Jigoro, che ne istituì la celebrazione nel Dojo del Kodokan di Tokyo.  Si tiene all’inizio dell’anno, e per l’occasione viene preparato il cosiddetto Kagami Mochi, riso glutinoso pestato e lavorato in forma rotonda, a ricordare la forma di uno specchio. Le decorazioni fatte con il Kagami Mochi risalgono al periodo di Nara (710 – 784), ma la forma odierna risale al periodo Muromachi (1333 – 1573). Vengono disposti due mochi, uno più grande sotto e uno più piccolo sopra, a simbolizzare l’abbondanza. Queste forme di riso saranno spezzate nel giorno del Kagamibiraki. Le forme di riso spezzato simboleggiano l’apertura dello specchio. Poiché all’interno del Kagami Mochi dimorano i Toshigami (divinità che vengono a far visita il nuovo anno) il Mochi non sarà mai tagliato con il coltello. Sopra il Kagami Mochi viene posizionato un arancio amaro detto Daidai (橙). Recentemente viene usato un mandarino, ma il daidai è un agrume un po’ diverso. Il suono daidai significa anche “di generazione in generazione”. E non è solo un gioco di parole; il daidai può rimanere sull’albero senza cadere anche per cinque anni cambiando i suoi colori da verde ad arancio nelle stagioni. E’ simbolo quindi di continuità. Fra il mochi e il daidai si trova uno spiedino con dei kaki essiccati infilati, kushigaki(串柿). L’albero di kaki è simbolo di longevità. Vengono infilati 2 kaki, poi viene lasciato un po’ di spazio e infilati 6 kaki, e dopo aver lascato un po’ di spazio ancora 2 kaki vengono ancora infilati, per rispettare il detto Soto ha niko niko naka ha mutsumajiku (外はニコニコ、仲はむつまじく) che significa fuori il sorriso e dentro l’armonia, ma che può anche essere letto come fuori 2 e all’interno 6). In antichità, il Kagami Mochi era molto più semplice e veniva fatto con il Mochi, che rappresenta appunto lo specchio, daidai che rappresenta il gioiello e kushigaki la spada, i tre tesori sacri.

Le due forme di Mochi e il Daidai sono solitamente appoggiati su un vassoio detto Sanbou (三方), in genere utilizzato per offerte alle divinità o a personalità di cui si ha grande considerazione. Ha forma quadrata, ma è forato in tre lati (da questo il nome sanbou, che significa tre direzioni). Sopra il vassoio viene posta una carta detta Shihoubeni (四方紅). E’ la carta che si usa per le offerte, è di colore cremisi ed è piegata nelle quattro direzioni a richiesta di salute e prosperità. Scende davanti al Kagami Mochi  la carta piegata a forma di saetta, che si chiama Gohei (御幣) quando è rossa e bianca e Shide quando è solo bianca. Si vede spesso scendere dagli Shimenawa (corde intrecciate) sulle porte dei templi. Simboleggiano le piantine di riso (ine) e sono usate come decorazione per chiedere un anno di buon raccolto. Il colore rosso del Gohei è come un amuleto contro gli spiriti maligni. Ougi (扇) è il ventaglio che si apre dietro il Kagami Mochi. Si chiama anche Suehiro. Sta a significare la richiesta di felicità eterna. Fra i due mochi, si trova Ushiroji(裏白), una felce sempreverde, precisamente si tratta di Gleichenia japonica. Ushiroji significa “bianco dietro”, proprio perché la felce è più chiara dietro. La felce è rappresentativa di un cuore puro, ed è la pianta che rappresenta la lunga vita. Le sue foglie nuove crescono senza perdere le vecchie. Per questo è considerata una pianta simbolo di prosperità. Poiché ha una forma simmetrica, uguale a sinistra e a destra, è la foglia alla quale si chiede l’armonia di coppia. Anche il gambero rosso può essere utilizzato nella decorazione del Kagami Mochi. I gamberi rossi (Ise-ebi) sono simbolo di longevità (si dice infatti “vivere finché i fianchi non si piegano come i gamberi). Anche l’alga Konbu è presente, come in molte altre occasioni augurali. La parola Konbu deriva da YoroKOBU che significa essere felici. Infine, troviamo anche  Yuzuriha (譲葉), foglie di un grande albero sempreverde, Daphniphyllum macropodum, simile al rododendro. Il suo significato augurale sta nella particolarità del fatto che le sue foglie vecchie non cadono in autunno, ma cadono a primavera solo dopo che le foglie giovani sono nate. Yuzuriha infatti significa foglie che trasmettono la loro eredità.

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India. La festa di Makar Sankranti

Makar Sankranti è il giorno in cui si celebra il momento in cui il sole comincia il suo viaggio nell’emisfero Nord, muovendosi dal Tropico del Cancro a quello del Capricorno, Makar, ed il giorno e la notte hanno lo stesso numero di ore.Da ora in poi le ore di luce saranno superiori alle ore di buio.

‘Tamaso Ma Jyotir Gamaya’ “Conducimi dalle tenebre alla luce”  (Shanti Path)

Makar Sankranti a Varanasi

Di seguito la traduzione di un articolo di Sri Swami Shivananda tratto da “Hindsu Fasts and Festivals” e una lettera di Swami Krishnananda del 1970 sul significato di questa celebrazione (in inglese).

di SRI SWAMI SHIVANANDA

SALUTI e adorazione al Signore Supremo, il potere primordiale che divise l’anno nelle quattro stagioni. Saluti a Surya, il Divino Sole, che in questo grande giorno si avvia verso nord. Il termine sanscrito “Shankramana” significa “iniziare a muoversi”. Il giorno in cui il sole si muove verso nord è chiamato Makara Sankranti. Usualmente cade a metà gennaio. Fra i Tamil nel sud dell’India questo festival è chiamato Pongal. Per molte persone, specialmente i Tamil, Makara Sankranti inaugura il Nuovo Anno. Il mais viene raccolto e cucinato per la prima volta in questo giorno. Si festeggia gioiosamente in ogni casa. Vengono donati cibo, vestiti e soldi ai poveri. Il giorno successivo, la mucca, simbolo della Madre Divina, viene venerata. Poi gli uccelli e gli animali vengono sfamati. In questo modo, il cuore dei devoti si espande piano piano durante il corso delle celebrazioni, prima verso la propria famiglia, il vicinato, poi i poveri, poi verso la sacra mucca, poi tutte le altre creature viventi. Anche senza esserne consapevoli, il cuore si espande in un modo tale che l’intero universo trova un posto in esso. Poiché Sankranti è anche l’inizio del mese, i Bramini fanno offerte agli antenati. Il culto della Forma Cosmica del Signore è così parte di questa celebrazione, che ogni uomo e donna in India ne è tenuto a far parte anche senza esserne cosciente. Per gli aspiranti spirituali questo giorno ha un significato speciale. Il periodo lungo sei mesi, durante il quale il sole viaggia verso nord è molto favorevole nel cammino verso lo scopo della propria vita. E’ come fluire facilmente insieme alla corrente verso il Signore. I Paramahamsa Sannyasin girovagano liberamente in questo periodo, disperdendo la tristezza dai cuori di tutti. I Devas e i Rishi si riuniscono all’avvento della nuova stagione, pronti a venire in aiuto agli aspiranti spirituali. Il grande Bhisma, nonno dei Pandava, fu fatalmente ferito durante la guerra del Mahabharata, aspettando sul suo letto di morte l’inizio della stagione prima di lasciare definitivamente il piano terreno. Omaggiamo Bhisma in questo grande giorno sforzandoci di divenire noi stessi esseri di ferma risoluzione. Come già menzionato, in India del Sud questa festa si chiama Pongal. E’ strettamente connessa con l’agricoltura. Per gli agricoltori, è un giorno di trionfo. Noi abbiamo portato nelle nostre case i frutti del loro duro lavoro. Simbolicamente, il primo raccolto è offerto al Divino-questo è Pongal. Il lavoro duro è un dovere, ma il frutto viene offerto ora al Divino. Questo è lo spirito del Karma Yoga. Anche al padrone delle terre non è concesso tutto il raccolto per sé. Pongal è la festa durante la quale i proprietari distribuiscono cibo, vestiti e soldi ai lavoratori che lavorano per loro. Che atto nobile! E’ un ideale che dovrebbe essere costantemente di fronte a voi, non solo cerimoniosamente durante il giorno di Pongal, ma sempre. Siate caritatevoli. Siate generosi. Trattate le persone che lavorano per voi come amici e lavoratori fratelli. Questo è la chiave della festa di Pongal. Il giorno precedente la festa di Makara Sankranti è chiamato Bhogi. In questo giorno, le cose vecchie e sporche vengono eliminate e bruciate. Le case vengono pulite. Persino le strade vengono pulite e decorate con disegni fatti con la farina di riso. Queste pratiche hanno un loro significato dal punto di vista della salute. Pulire la mente dalle sue brutte abitudini è ancora più urgentemente necessario. Bruciatele, con una ferma e saggia risoluzione di camminare sulla via della verità, amore e purezza da questo santo giorno in poi. Questo è il significato di Pongal nella vita dell’aspirante spirituale. Se fate questo, Makara Sankranti avrà un significato speciale per voi. Il sole, simboleggiante la saggezza, conoscenza divina e luce spirituale, che si ritira da voi quando siete immersi nell’oscurità dell’ignoranza, della delusione, ora gioiosamente riprende il suo corso verso nord e si muove verso di voi per distribuire luce e calore in grande abbondanza, e infondere in voi più vita ed energia. Infatti, il sole stesso, simbolizza tutto ciò che Pongal rappresenta. Il messaggio del sole è messaggio di luce, di unità, di imparzialità, del vero non interessamento, della perfezione degli elementi del Karma Yoga. Il sole splende su tutti equamente. E’ il vero benefattore di tutti gli esseri. Senza il sole, la vita non esisterebbe sulla Terra. E’ estremamente regolare e puntuale nei suoi doveri, e non reclama mai ricompense, né desidera riconoscimenti. Se assorbite queste virtù del sole, non c’è dubbio che risplenderete con la stessa luminosità! Colui che dimora nel sole, il cui corpo è sole, e dal cui potere il sole splende- Questo è il Sè supremo, l’Essenza Immortale . Tat Twam Asi—“Tu sei quello”. Realizzate questo e siate liberi qui e ora, in questo santo giorno di Pongal o Makara Sankranti. Questa è la mia umile preghiera per voi tutti in questo giorno di Pongal. Nel giorno di Sankranti, dolci di molti generi vengono preparati nelle case, specialmente nel Sud dell’India. La pentola in cui il riso viene cucinato è adornata con foglie di curcuma e radici, simbolo di buon auspicio. Si cucina con devozione, sentendo nel profondo del cuore che si sta cucinando per il Divino. Quando il latte in cui il riso è cucinato bolle, le donne e i bambini si radunano e gridano “Pongalo Pongal!” con grande gioia. Preghiere speciali sono offerte nei templi e nelle case. Poi la gente si raduna e condivide le offerte in un’atmosfera di amore e festività. C’è una riunione familiare in ogni famiglia. I fratelli rinnovano i loro contatti con le sorelle sposate facendo loro dei regali. Il giorno successivo, le corna delle mucche sono adornate, e le mucche sono sfamate e venerate. In alcuni villaggi, dei giovani dimostrano il loro valore tenendo i tori “per le corna”. Nello stesso giorno, le ragazze preparano dolci di riso, riso e cocco, etc., e lo portano sulle rive del fiume. Mettono alcune foglie a terra e vi posano le varie preparazioni a forma di pallina per i pesci, gli uccelli, ed altre creature. Molti corvi scendono per dividersi il cibo. Per tutto il tempo una valida lezione è nella nostra mente: “Condividi ciò che hai con gli altri”. Questi giorni di festa sono considerati di cattivo auspicio per intraprendere un viaggio. Questo perché le persone non si allontanino dalle loro famiglie. Se si festeggia Sankranti o Pongal in questo modo, il senso dei valori cambia. Si inzia a capire che la ricchezza è l’amicizia dei parenti, degli amici, dei vicini. Che ricchezza sono le terre in cui il cibo che mangiamo cresce, il bestiame che aiuta l’agricoltura, la mucca che da il latte. Si inizia ad avere grande amore e rispetto per tutti gli esseri viventi —corvi, pesci e tutte le altre creature. Nel Maharashtra e nel Nord dell’India gli aspiranti spirituali danno molta importanza a Makara Sankranti. E’ la stagione scelta dal Guru per conferire la sua Grazia sul discepolo.

AUSPICIOUS BEGINNING di Swami Krishnananda
We regard this day of January as very auspicious. It is called in India the Makara Sankranti, which is when the sun crosses the Tropic of Capricorn. Slowly winter will begin in Australia and summer will come to the northern hemisphere. This day is very auspicious for various reasons. It is at this very sacred moment that we gather here with a common purpose. The purpose is more than that which lies between a teacher and a the taught. In matters that are more than human, relationships are slightly supernormal. I hope you all understand what I actually mean.
The relationships in the world are of one kind, but the relationships which pertain to questions, issues and matters which are superhuman are themselves supernormal. This is the inner essence of the relationships enshrined in spiritual institutions. The relationship between one person and another in institutions of the spirit are not individualistic or human, but they imply and bear the stamp of something which beckons from above. It is something like a movement forward along a road on which one walks to a destination. Every step that we take forward is like a pull onwards; so also is this mysterious and unintelligible relationship among seekers of a common supernormal purpose.
I purposely use ‘supernormal’ instead of saying ‘religious’ or even ‘spiritual’, because these words have not been understood properly—but instead misused and sometimes even abused. We use the words ‘religious’, ‘spiritual’ and ‘yogic’ so many times that they have become commonplace. It appears as if we knew what yoga is, what religion is, and what spirituality is because we have heard the names so many times in newspapers, books and from people who profess to be teachers of yoga.
An idea occurred a year back, that it would not be bad if a few interested seekers were called to this institution and told what the essence of this matter is. Not that there are no people in the world who know this, but they are few in number; and few as the teachers are, so are the disciples also few. There are many who want this thing called yoga or religion or spirituality for a purpose that seems to be different from yoga, religion or spirituality. Very interesting indeed is this psychological phenomenon. We talk of yoga as the aim, religion as the aim, or spirituality as the aim, but internally, in our heart of hearts, we want to make use of these for a different purpose altogether, which lurks in our own bosom, so that our pursuits become means to certain personal ends. And so we use this so-called ‘yoga’ as a handmaid for our own personal ends. This we may intellectually argue, but it is at the bottom of the hearts of many seekers, honest they may be. Not that they are dishonest or hypocritical, but it is difficult to overcome what man essentially is. Man is man, after all. He has certain ways of thinking, and it is difficult to get over these stereotyped ways of human thinking. We have some ideas of good and bad; we are born with these ideas, and we want to die with them.
It is not fair that we simply die with the same old ideas with which we were born, and think that they are the right things. It may be that we are not right or that we need correction. Just as this is the circumstance and situation in small matters, this happens to be the situation in big things also. What we are in small things, that we are also in big things also. We should not think that we can just be careless in small matters but then be very careful in big matters. When we are careless in tiny things, then we will also be careless in big things. Drops make the ocean, as you know. A small thing as a cup of tea that we sip is important in the manner of its intake, and a small thing like a few words that we speak to a brother is as important as the big matter that we regard as God-realisation or the practice of yoga. I am not just joking—these are serious things to reflect and meditate upon. There is nothing that is unimportant. Before God at least, nothing is unimportant, insignificant or unnecessary. We should not imagine that we are wiser than God, or that we can distinguish between the important and the unimportant. There is no such thing as unimportant in this world.
So, what we have to learn is not yoga, but to be able to think rightly. Let yoga take our interest later on—it is necessary to be human first. To be divine is a different matter, and it is a later stage. To be a yogin, an adept or a master, is a different question. What we have to do in the initial stages is to learn to be human—to be a human being—which is different from imagining that we are human. Although we may walk with two legs we may not really be human, though we are bipeds, because to be human is not merely to walk with two legs. It implies something more than that. It implies a way of thinking, a method of conducting oneself in life, an attitude towards life, a particular relationship that we adopt with other people, and our life as a whole. All these imply what we consider to be human.
So, it is more a regeneration of the mind that is humanity, than mere walking with two legs. We may talk with the tongue and walk with the legs, but even then we need not be wholly human. Before studying yoga we have to learn first to be human beings. It is from humanity that we rise to divinity. Let us be sure that we are humans first, and then let us think of divinity, Godliness, yoga, atma, sakshatkara, and so on. These are, as I said in the beginning, small matters perhaps. “Oh, these are just nothing,” we may say, but they have not to be taken like that. There is nothing unimportant, as I told you. At least for a spiritual aspirant there is nothing unimportant as long as it is connected with one’s personal life. We may remember one great motto: Anything that is connected with us in any manner whatsoever is not unimportant.
Just imagine for a few minutes what are all the things that are connected with our lives. They are important. They may be persons, things, conditions, situations, ideas, concepts—whatever they be, if they are connected with us in any manner whatsoever, they are important. They are not unimportant. So, this psychological brushing up may be necessary in the earlier stages of study—an honesty of purpose in the pursuit of the aim and a whole-souled adaptation to the goal that we are seeking. Whole-souled—underline this word, the pursuit should not be only partial, one-sided or intellectual. It is you who wants to study yoga—not your mind or your intellect. It is you as a completeness, as a totality, as a reality, as a vitality and a meaning. Seek this ideal of yoga. The whole thing is based upon a tremendous caution in the way we conduct ourselves in life. A cautionness in anything tells us: Cautiousness is yoga. Put in a humorous way, vigilance is yoga—not meditation on God. That is a different thing. A person who is not cautious is not a yogin. A very great yogin named Sanatkumara once said, “What is woe, what is failure, what is destruction? It is carelessness.” Carelessness is veritably death. To be careful is to be a yogin, and to be careless is to invite death and destruction.
Destruction is not necessarily a physical wiping out from earthly existence—every failure is a kind of death. Any kind of a fall—psychological, social or personal—is a kind of dying. We are dying every moment of our lives, and we are also reborn every moment of our lives. Creation, preservation and destruction are taking place every moment. These are not cosmological events that took place millions of years ago. They are an eternal, perpetual and unceasing process that continues even now, individually and cosmically. So, the student of yoga is to be aware of all the subtle shades of difference in conducting oneself in life, to be cautious inwardly and outwardly, and to be wholly human, and then to aspire for the divine. At the present moment this may be difficult to envisage and comprehend wholly.
This is the background with which these series of lessons on yoga will be imparted. We are certain that it is going to benefit you immensely. It is something with which you can return home with great satisfaction, and something which is not easy to get everywhere. We cannot get this in bookshops or from people we meet in our day-to-day lives. It is difficult to get disciples; it is difficult to get teachers. Both these are rare in this world because they are rare specimens, and the combination of these two rare ideals is the occasion of the manifestation of God’s grace. On this auspicious occasion, therefore, we offer a prayer to the Almighty to bless us with true goodwill and right aspiration to know what our true and whole-souled objective in life is.

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Sri Ganesh e Senju Kannon da colorare per il 2012!

Quest’anno freeBudo ha regalato delle divinità da colorare.. Chi pratica lo Yoga ha ricevuto l’immagine di Shri Ganesh

Il mantra collegato a Ganesh è Om Gan(g) Ganapataye Namaha

http://www.youtube.com/watch?v=_h2rFVPCSPE

Se volete approfondire un pò la conoscenza di Sri Ganesh, a parte ovviamente la consultazione di wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Ganesha):

Testo della J-Amba edizioni su Ganesh

Articolo di Sri Swami Shivananda tratto da “Hindu Gods and Goddesses” , in inglese

Per chi pratica le discipline giapponesi invece, un’immagine di Senju Kanzeon Bosatsu o più brevemente Senju Kannon, la divinità dalle mille mani.  Senju (千手)significa mille mani. Kanzeon  è composto di tre caratteri :kan 観 osservare, ze 世 mondo,  on 音 suono, Bosatsu significa Bodhisattva, letteralmente essere risvegliato.  Quindi, Bodhisattva dalle mille mani che veglia sul mondo e ascolta le parole degli uomini…

Il carattere in basso a destra è riferito alla vibrazione del bija mantra HRIH, collegato a questa divinità.

Si dice che questa divinità della compassione abba in ognuna delle sue mille mani un occhio, che vede le sofferenze e aiutare con le sue braccia gli uomini a essere più sereni.  Poiché è un lavoro duro scolpire statue con mille braccia, la maggior parte delle opere che rappresentano questa divinità hanno solo 42 braccia.  Solitamente due sono le braccia che formano il Mudra della venerazione davanti al petto (in giapponese Gasshō-in 合掌印; in sanscrito Anjali Mudra), e ognuna delle altre 40 mani salva gli esseri di 25 mondi, che in totale equivale al numero 1000.  Varie statue  di Senju Kannon si trovano presso il Tempio Toshodaiji  (唐招提寺) a Nara. Eccone un esempio di grande equilibrio di forme, del quale non rimane neanche il nome dell’artista che lo ha realizzato…

Potete ammirare questa opera nel video che la mostra all’interno del Tempio

http://www.youtube.com/watch?v=7TRYx544Qng&feature=related

Un altro esempio di Senju Kannon presso il Fujiidera Temple (葛井寺) a Osaka.

Senju Kannon appare anche nel Taizokai Mandala 胎蔵界曼荼羅, con 27 facce e 42 braccia principali, e innumerevoli braccia secondarie dietro (in basso a sinistra).Presso il tempio  Sanjuusangendo 三十三間堂 (chiamato anche Rengeo-in 蓮華王院), a Kyoto, ci sono 1000 statue di Kannon accompagnate da un gruppo di 28 aiutanti, i nijuuhachi bushuu (二十八部衆). 
 
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Origami, mondo di carta

Sabato 26 novembre mentre sul tappeto del dojo di freeBudo si svolgeva lo stage del Nihonden Judo, al piano di sopra si piegavano carte colorate per creare Origami di elefanti, fiori di loto etc. sotto la guida di Sara Pavani.

Sara Pavani, la nostra insegnante di Origami

I partecipanti al laboratorio di Origami si sono concentrati e divertiti a creare magicamente da quadrati di carta varie forme. Questa volta sono stati l’India e il Giappone a fare da tema con l’elefante e il fiore di loto per l’India e il kabuto (elmo) e lo shuriken per il Giappone.

Tutti i partecipanti si sono impegnati a realizzare le loro opere.

E’ un bell’esercizio di concentrazione e precisione quello degli origami, e soprattutto è divertente!

Al termine della lezione abbiamo condiviso una splendida merenda con tè e due delle rinomate torte di Yasuko Ueno, una al cioccolato e una al tè nero. Meravigliose!!!

Elefante di Raffaella Scalzi

Il prossimo laboratorio di Origami si terrà a primavera. Vi aspettiamo numerosi!!!

La redazione di freeBudo

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Deepavali. Festa della luce

India, 26 ottobre 2011. Deepavali (o Diwali), Festa della Luce.

In questo giorno in cui si celebra la gioia della vita, vengono accese ovunque piccole lampade a olio, diyas, – davanti alle case, nelle strade, nei templi – per illuminare la notte. Le donne disegnano anche Rangoli con polveri di riso colorate.

E’ una festa in onore di Lakshmi, dea della fortuna e della ricchezza. Secondo la tradizione  Lakshmi viene a visitare le case davanti alle quali sono accese le piccole lampade, portando prosperità alla famiglia che le abita.

Lakshmi

Ma si onora anche Ganesh, il dio-elefante che aiuta a rimuovere gli ostacoli

Ganesh realizzato da Rozalia Hummel (Radhika)

e  Rama, che tornato dall’esilio dopo avere sconfitto il demone Ravana eliberato la sua amata Sita trovò la strada di casa illuminata dalle lampade (come racconta il  poema epico Ramayana).

Di seguito la traduzione in italiano del testo  tratto dall’ opera “Hindu Fasts and Festivals” di Swami Shivananda

Deepavali

di SRI SWAMI SHIVANANDA

DEEPAVALI o Diwali significa  ”fila di luci”. Cade negli ultimi due giorni della metà calante di Kartik (Ottobre-Novembre). Per alcuni è una festa che dura tre giorni. Inizia con Dhan-Teras, nel tredicesimo giorno della metà oscura di Kartik, seguita il giorno successivo dal giorno di  Narak Chaudas e nel quindicesimo giorno da Deepavali.  

Sono varie le presunte origini attribuite a questo festival. Alcuni asseriscono che si celebra il matrimonio di Lakshmi con il Signore Vishnu. Nel Bengala il festival è dedicato al culto di Kali. Si commemora anche il giorno in cui il Signore Rama ritornò a Ayodhya dopo aver sconfitto Ravana. In questo giorno anche Krishna uccise il demone Narakasura.

Nel Sud dell’India la gente fa un bagno con gli olii al mattino e indossa vestiti nuovi. Accendono fuochi d’artificio che sono visti come l’effigie di  Narakasura, ucciso in questo giorno. Si fanno gli auguri a vicenda e chiedono: “Hai fatto il bagno nel Gange?” riferendosi al bagno con gli olii del mattino come bagno purificatore come nel Santo Gange.  

Ognuno dimentica e perdona gli errori fatti dagli altri. C’è un’aria di libertà, di festività e di amicizia ovunque. Il festival porta unità. Instilla carità nei cuori della gente. Ognuno compra nuovi vestiti per la famiglia. Anche i datori di lavoro comprano vestiti per i loro impiegati.  

Svegliarsi durante Brahmamurta (alle 4 del mattino) è una grande benedizione  dal punto di vista della salute, della disciplina etica, efficienza nel lavoro e avanzamento spirituale. Nel giorno di Deepavali tutti si svegliano presto al mattino. I saggi che istituiscono questa abitudine devono nutrire la speranza che i loro discendenti realizzeranno i suoi benefici e che ne faranno una regolare abitudine nella loro vita.  

In un’atmosfera felice di grande ricongiungimento la gente del villaggio si muove liberamente, mischiandosi agli altri senza alcuna riserva, dimenticando tutte le inimicizie. La gente si abbraccia l’una con l’altra con amore. Deepavali è una grande forza unificatrice. Coloro che hanno vivaci orecchie spirituali interiori  sentiranno chiaramente la voce dei saggi: “Figli di Dio! Unitevi e amate tutti”. Le vibrazioni prodotte dall’augurio di amore che riempie l’atmosfera sono potenti abbastanza da portare un cambiamento nel cuore di ogni uomo e donna nel mondo, ma sfortunatamente quel cuore si è indurito considerevolmente, e solo una continua celebrazione di  Deepavali nelle nostre case può riaccendere in noi l’urgente bisogno di svoltare nel rovinoso cammino dell’odio.  

In questo giorno i mercanti Hindu del Nord dell’India aprono i loro registri contabili e pregano per il successo e la prosperità durante l’anno che verrà. Si fanno le pulizie nelle case, che vengono decorate durante il giorno e illuminate durante la notte con le lampade a olio. Le migliori e più raffinate illuminazioni possono essere ammirate a Bombay e Amritsar. Il famoso Golden Temple ad Amritsar celebra la Govardhan Puja e viene dispensato cibo a moltissimi poveri.

 O Ram! La luce delle luci, la luce interiore illuminante del Sè splende sempre salda nel vostro cuore. Sedete tranquillamente. Chiudete gli occhi. Ritirate i sensi. Fissate la mente su questa suprema luce e gioite del vero Deepavali, attraverso l’illuminazione dell’anima.

Colui che illumina l’intelletto, il sole, la luna e l’intero universo, ma che da nulla può essere illuminato,

è il solo e unico Brahman. Egli è il Sé interiore. Celebrate Deepavali in modo vero, vivendo nella luce del Brahman, nella Beatitudine eterna dello Spirito!

Là il sole  non splende, nemmeno la luna e le stelle illuminano e ancora meno il fuoco. Tutte le luci del mondo non sono un solo raggio della luce interiore del Sé. Immergetevi in questa  luce delle luci e gioite del vero Deepavali!

Molte feste di Deepavali sono venute e andate. Ancora i cuori della vasta maggioranza sono bui come la notte della nuova luna. Le case sono illuminate dalle lampade ad olio, ma il cuore è pieno del buio dell’ignoranza. Svegliatevi dal sonno dell’ignoranza. Realizzate la luce costante ed eterna dello Spirito che non sorge e non tramonta mai, attraverso la meditazione e la ricerca profonda.

Che  tutti possano ottenere la piena illuminazione interiore! Possa la suprema luce delle luci illuminare la comprensione! Che tutti possano ottenere l’inesaustibile ricchezza spirituale del Sé.

[Traduzione di Gianna Giraldi]

 

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Akiyama Sensei a freeBudo

Dal 5 al 18 ottobre la Maestra Akiyama, 7° Dan  e istruttrice del Kodokan di Tokyo è stata nostra gradita ospite. Ha insegnato come sempre con grande generosità comunicandoci la sua profonda esperienza e ha condiviso con noi tante serate piacevoli.

Un momento dell'esecuzione di Ju no Kata. Akiyama Sumiko Sensei e Alessio Oltremari

Studio del Ju no Kata al Dojo

La Maestra ha praticato e giocato anche insieme ai bambini e si è divertita molto!

A Modena al Dojo Corassori ha insegnato allo Stage Fijlkam Go no Kata e Ju no Kata

Ushirogoshi. Inizio della seconda tecnica del Go no Kata.

Spiegazione teorica e storica del Go no Kata

Ju no Kata. Marco Poli e Alessandro Giorgi

Il tempo libero è stato impiegato a studiare antichi testi di Judo..

Hotel Kaiko

.. e in giro per la Toscana, anche a Rosignano Marittimo per incontrare la Maestra Wakabayashi Keiko.

Akiyama Sumiko e Wakabayashi Keiko

La sera prima della partenza come nostra tradizione, abbiamo cenato tutti insieme al primo piano del Dojo.

Filippo Cavaliere (Toyota Shihan) legge in giapponese i ringraziamenti alla Maestra

Al prossimo anno!!

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Maai, l’importanza della distanza

Maai,  l’importanza della distanza    

Scritto del Maestro Shiigi Munenori, Dai Shihan di Ichigido Bujutsu                  

Il termine maai esprime il concetto di prendere la distanza e l’importanza di come diminuirla e aumentarla. Da maai ha origine l’attacco e la difesa, nasce il movimento secondo il concetto di shingi ittai, 心技一体(unione di spirito e tecnica – cuore e tecnica un unico corpo). Maai è la distanza che decide la vita o la morte, che determina henka no myo, 変化の妙 (l’eccellenza nel cambiamento), che può essere definita anche come la posizione del Vuoto.

Il primo passo della ricerca nel Budo è lo studio dei fondamentali e la comprensione delle regole di comportamento. Nella pratica quotidiana gli allievi più avanzati ricoprono il ruolo di uke mentre i principianti quello di kirikomi (tori). In questo modo, attraverso la pratica e assumendo di volta in volta distanze diverse, si apprende il senso di maai. Comprendendo il riai, 理合い (sinergia fra i due praticanti) e allenandosi nella tecnica, entrambi i praticanti possono decidere la distanza.

Maai è costituito da tre livelli di posizioni, dette: tre, sei e nove. Per tre si intende la distanza di 3 shaku ( uno shaku è 30,3 cm, quindi 90,9 cm), per sei – 6 shaku (181,8 cm ) per nove – 9 shaku (272,7 cm). Tre è la distanza della vita o della morte, dove è decisa la vittoria o la sconfitta. Sei è la distanza di un passo un colpo、issoku itto no ma (一 足一刀の間), la distanza ravvicinata, ovvero la distanza dalla quale con un solo passo si decide della vita o della morte. Nove è la distanza lontana, detta anche hon ma, 本間 (distanza fondamentale).  Generalmente il combattimento reale con la spada inizia da questa distanza. La tecnica dell’attacco e della difesa viene appresa da ognuna di queste distanze. L’accorciamento della distanza avviene attraverso un alternarsi di avanzamenti e indietreggiamenti e dal modificarsi delle posizioni. Proprio da questo rapporto nascono kizeme, 気攻め (offensiva attraverso l’energia vitale) e maai 間合い, kamae構え (guardia) e kyojitsu[](letteralmente falso-vero).

Nel cambiamento non c’è niente di stabilito. Qui risiede il senso del Budo.

Nella pratica dei Kata, ciò che deve stare più a cuore al ricercatore è la cura della correttezza del gesto e la consapevolezza che ogni movimento è stato creato secondo una precisa regola. Si dice che ogni scuola abbia un suo gokui (insegnamento segreto), come ad esempio la distanza、issoku itto (un passo un taglio), kiriotoshi,切落とし, go no sen, 後の先 (iniziativa dopo l’attacco), sen sen no sen,先先の先 (iniziativa prima dell’attacco), tsuriage, 釣り上げ, ken ni noru,剣 に乗る (letteralmente salire sulla spada) etc. In realtà questi insegnamenti sono contenuti all’interno di ogni forma e di ogni scuola. Se non fosse così, quello che viene definito ichi ryu ichi ha,流一派 (una scuola, una corrente) non avrebbe valore, dato che in tal caso la tecnica risulterebbe insufficiente.

Se non si ricerca per comprendere sufficientemente questi concetti, si rischia di fare una pratica insensata, mancante della giusta “distanza”. Dobbiamo essere consapevoli anche del fatto che talvolta ci si può allontanare dalla via a causa di fraintendimenti nella trasmissione della tecnica o a causa di modifiche dovute alla particolarità della natura dei praticanti.

Traduzione di Gianna Giraldi


[1] Kyojitsu: (n.d.t.) Interazione di forza e debolezza, pieno e vuoto fra i due combattenti.

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