Una nuova pubblicazione. Nage no Kata – forma antica e moderna

copertina amazonFinalmente, dopo tanto tempo e tanto lavoro, siamo riusciti a pubblicare il libro “Nage no Kata – Forma antica e moderna”. Il Maestro Yamamoto, 9° Dan del Kodokan di Tokyo, ci aveva spronato a iniziare questa impresa, ma fin dall’inizio le cose si sono complicate, dato che abbiamo pensato di non fare una semplice spiegazione dell’esercizio, ma di addentrarci verso una ricerca sul suo senso, sulla sua originale formulazione e sulle variazioni avvenute nel tempo. Per poter fare questo abbiamo potuto consultare gli scritti del 1921 dei Maestri Yamashita, Nagaoka e Murakami , ed in particolare il testo “Randori no Kata”, scritto con la supervisione del Maestro Kano  stesso. Abbiamo così potuto riportare nel nostro libro la spiegazione della forma originale del Kata, come pensata al momento della sua formulazione. A completamento del libro è stata aggiunta un’introduzione al Kata, la presentazione della forma attuale dell’esercizio e un commento comparativo sulla sua evoluzione. La parte fotografica del libro è stata supervisionata dal Maestro Shiro Yamamoto. Speriamo che questo nostro lavoro possa aiutare a fare luce sul senso e sulla genesi del Nage no Kata e possa aiutare il lettore a chiarire tanti dubbi che nel tempo si sono accumulati circa la corretta interpretazione e pratica di questo importantissimo esercizio del JUDO.

Buona lettura

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L’Arte del Judo – di Kyuzo Mifune

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Rivista Ufficiale del Kodokan di Tokyo Vol 7 n’ 3 del 15.03.1957 – Traduzione di Alessio Oltremari

Senza alcun dubbio ” L’arte del Judo” deve essere considerata come il senso e la base della nostra pratica. Il cuore della pratica del Judo è la completa realizzazione delle tre componenti che lo caratterizzano. Un metodo di educazione fisica, una pratica di combattimento e una Via per la purificazione dello spirito. Ma da dove nasce questa idea di educazione fisica e come la si è potuta scoprire? Solo dall’Arte. La pratica della tecnica deve essere sentita come la ricerca della perfezione stessa, e quindi come pura Arte. Essa diventa nel nostro caso una educazione fisica, ma è l’Arte ad occupare la posizione più importante nella pratica del Judo. E’ per tutto ciò che i maestri la ricercano con tutto loro stessi, e mettono tutto il loro impegno nel trasmetterla ad altri. Insegnando Judo senza interruzione, ho sempre cercato di penetrarne “l’Arte” in tutti i modi , cercando di immaginare quale aspetto essa avesse mai. Sono giunto infine alla conclusione che la sua essenza non è affatto misteriosa, ma che invece è molto naturale. Quando un uomo fa grandi progressi nella tecnica, il mondo applaude la sua Arte chiamandolo esperto, come se in ciò vi fosse qualcosa di straordinario. Tutto ciò è molto ordinario, sono gli uomini che non capiscono quanto di straordinario c’è in loro. Io credo che tutto “lo straordinario” esista “nell’ordinario”. A questo punto però si impone la domanda di ciò che sia “l’ordinario”. Per “ordinario”, io intendo ciò che è più conforme alle leggi della natura, ovvero ciò che rispetta la cosiddetta legge di causa ed effetto. A questo punto si può affermare che “l’ordinario” significa razionalità e legalità. L’Arte viene ricercata con l’esercizio della tecnica e della teoria, avvicinandosi ad essa razionalmente e scientificamente. Si può però anche dire che “l’Arte” è la ricerca della più diretta verità espressa nella vita di un uomo. Da questo punto di vista il carattere psicologico della questione viene ad essere molto marcato. In tutti casi “l’Arte” va cercata scientificamente e teoricamente, ma alla fine va praticata e compresa con il nostro stesso corpo. Praticando a lungo sotto questi punti di vista, alla fine qualcosa di importante può essere ottenuto nei due regni dello spirito e del corpo. Questo qualcosa di importante in fondo non è altro che ” Perfezionare se stessi”. In altre parole l’esercizio dell’Arte conduce l’uomo verso la sua perfezione. Perfezionando se stessi è possibile rendere servizio alla società e allo stato di cui siamo parte, come alla causa dei rapporti internazionali. E’ per questo che “l’Arte” è così importante e il Judo senza di essa non ha senso. Ognuno di noi dovrà pensare a come può partecipare a tutto ciò.
Quando ho iniziato il Judo, prima di tutto imparai gli Ashi Waza. La ragione di tutto questo era che pensavo che se dovevo proiettare Uke dovevo fare in modo che egli non potesse stare in equilibrio. Per stare in equilibrio l’uomo si poggia naturalmente sulle proprie gambe, perciò pensai che gli Ashi Waza erano il miglior modo per fare cadere qualcuno. Certo questo era un modo di pensare un poco approssimativo, ma ero un ragazzo, allora andavo ancora a scuola. Mi misi a praticare per un lungo periodo queste tecniche, finché non le sviluppai a dovere. Prima del mio arrivo a Tokyo i miei Ashi Waza sorprendevano chi combatteva con me, mi riuscivano veramente spesso. Vedendo tutto ciò il mio Maestro Yokoyama mi disse. “Mifune, hai davvero un buon Ashi Waza e i tuoi attacchi vanno proprio bene, ma se vuoi migliorarli ancora ti devi mettere a studiare un pò di Koshi Waza. Se migliori in uno migliori anche nell’altro.” Mi misi subito a fare come mi aveva detto Yokoyama, e capii a fondo le sue parole. Migliorai nel Koshi Waza, e lo praticai a fondo. E’ vero che tutti gli uomini stanno in piedi sulle loro gambe, ma è anche vero che il loro baricentro è all’incirca all’altezza delle anche, anche se stanno immobili. A dire il vero anche se apparentemente l’equilibrio poggia sulle gambe, le anche rimangono il punto più importante. Da allora feci grandi ricerche sulle possibilità di usare le mie anche, che divennero un punto di appoggio da cui lanciarmi velocemente negli Ashi Waza. Studiai le tecniche d’anca anche cercando di applicare le nozioni di fisica che avevo imparato a scuola. A questo punto anche se le mie anche lavoravano bene ed i miei Ashi Waza erano agili e veloci, non era ancora abbastanza per riuscire con sicurezza in ogni occasione. Cercando di analizzare tutto ciò, naturalmente compresi che erano le tecniche di braccia quello che mi mancava. Per quanto siano sviluppate gambe e anche, non c’è dubbio che senza le braccia è difficile ottenere una buona efficacia. Capii allora quanto era importante imparare a spingere e a tirare per migliorare il mio Judo. Da quel giorno in tutte le tecniche cominciai ad insistere nel cercare di unificare gambe, braccia e anche, senza di cui non si può raggiungere la perfezione nel Judo. Mi concentrai nel comprendere completamente l’azione delle braccia, ed è così che piano piano sono arrivato a quel che riesco a fare oggi. Penso che “l’Arte del judo”, non si limiti a cinquanta o sessanta tecniche di proiezione, prese o strangolamenti, ma credo che invece ne esistano infinite. Tutti a mente fredda comprendiamo quale sia la cosa migliore da fare in una certa situazione di combattimento, quando siamo attaccati o anche quando siamo noi ad attaccare. Ma nella pratica in molti casi perdiamo le occasioni che avevamo così ben immaginato. Se impareremo a cogliere quelle occasioni riusciremo ad annullare gli attacchi di chiunque e a usare ogni occasione per proiettarlo. Allora, quando riusciremo a padroneggiare questa Arte in ogni occasione e opportunità, la tecnica del Judo diverrà infinita. Ci sono un numero infinito di combinazioni e possibilità. Soltanto allora sarà pienamente realizzato il Judo come metodo di combattimento, metodo educativo e via di purificare lo spirito. L’ideale del maestro Kano può essere realizzato solo in questa direzione. E’ dopo una lunga ricerca che sono giunto alla conclusione che questo è quello verso cui devono tendere tutti coloro che si avvicinano al Judo. Ci può volere tutta una vita. Per realizzare “l’Arte di Judo” può non bastare nemmeno questa. Ancora adesso io cerco continuamente di trovare un nuovo elemento di quest’Arte, un nuovo aspetto del Judo, per piccolo che possa essere. E più che cerco, più che trovo. Così non è per niente esagerata la mia affermazione che il Judo è infinito. Dato che è mia intenzione ricercare in questa “Arte infinita” il mio spirito resta giovane e dato che continuo a praticare per poter realmente portare avanti questa ricerca, anche il mio corpo è in buona salute.

La Vita secondo Jigoro Kano

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Di Tomoeda Tadahiro (Judo 8° Dan)-Rivista Uff.Kodokan di Tokyo vol.6 n’5 del 15.11.1955 – Traduzione di Alessio Oltremari

Non parlerò direttamente di Judo ma mi soffermerò su alcune riflessioni circa la concezione della vita che aveva Jigoro Kano. Sarò molto lieto se saprò dare al lettore una idea di tutto ciò. Jigoro Kano è colui che viene considerato il padre del Judo. Con la fine dei Tokugawa e l’inizio della restaurazione Meiji il Giappone si liberò dalla schiavitù del feudalesimo, inglobando in tutti i campi della vita , dalla politica alla economia, fino ad i metodi educativi i punti di vista occidentali. In questa epoca gli esperti di Arti Marziali ( Bujutsu) erano malvisti. Fu in una epoca generalmente ostile alle attività fisiche che Jigoro Kano, allora studente universitario, si impegno nello studio del Ju jitsu. Alla università egli eccelleva in filosofia , economia e aveva grande riguardo per la filosofia confuciana e per la sua regola ” Prima la Nazione, poi il Mondo”. Jigoro Kano studiò il Ju Jitsu non solo come si intendeva allora, come una prativa da combattimento, ma egli vedeva in esso anche uno sport , ma soprattutto per lui era il suo hobby, in cui infondeva tutto il suo impegno e la sua passione. Nell’osservare come egli ha creato la sua disciplina è facile scorgere gli echi del periodo storico in cui ciò avveniva. La restaurazione Meiji adottò lo slogan “Civiltà luminosa” e per il popolo “successo e elevazione del tenore di vita”, quale motto dell’individuo. Tra i paesi stranieri che più hanno influenzato il Giappone figurano di certo la Germania con i suoi ideali filosofici, la Francia, per la sua concezione del Diritto, ma soprattutto la Gran Bretagna per la sua cultura, che più di ogni altra nazione influenzò la cultura nipponica. I Giapponesi, popolo più pratico che meditativo, inglobarono senza difficoltà questo modello culturale. Su questa linea il Maestro Kano insegnava una pratica del Judo basata su concetti razionali: · Migliorare il corpo. · Infondere una disciplina spirituale. · Educare all’idea di progresso. La disciplina spirituale  e in senso lato la filosofia di vita di Kano sono riassunte nelle due massime che tutti conoscono: · Il Miglior uso dell’energia. · Amicizia e mutua prosperità. Nel Judo viene impiegata ogni parte del corpo, braccia, gambe, muscoli, nervi. Tutto il corpo è preparato a qualsiasi evenienza ma l’attenzione verso lo stato mentale è la cosa più ricercata, proprio perché lì risiede il lavoro che porta verso “Il miglior impiego dell’energia”. Questo principio in fondo contiene anche il concetto di “Efficienza”, così caro alla civiltà moderna, ma Jigoro Kano raccomandava anche il concetto di “Amicizia e mutua prosperità”. A volte il Judo può essere stato interpretato come GO DO ( Via della forza), ma per sua stessa natura il Judo è invece il  MICHI ( altro modo di pronunciare DO) dello YAWARA ( altro modo di pronunciare JU).  Il concetto di YAWARA ha però un senso più ampio, racchiudendo in sé l’idea di “WA”, ovvero Armonia. Da questo deriva che il Judo è anche “Mutua prosperità”, intendendo con ciò pace e cooperazione sociale. Per raggiungere questa sintesi Kano studiò e meditò a lungo. Durante il suo dottorato alla Higher Formal School di Tokyo spesso discuteva di questi principi con gli altri docenti, lasciando che essi esprimessero il proprio punto di vista e spiegando poi la sua visione di questi  temi. Kano era molto fermo nell’asserire ciò che egli riteneva giusto, per lui questi principi erano alla base del Judo come alla base dei principi fondamentali dell’umanità. La sua grandezza, in relazione allo spirito del suo tempo, fu la capacità di armonizzare e fondere i principi del Judo con la vita di ogni giorno, rendendo quest’ultima un mezzo di pratica etica. Il Maestro Kano non ricercava come ultima virtù del Judo la capacità tecnica, ma mirava al fatto che la pratica dello Yawara fosse un mezzo volto alla disciplina dello spirito. Così il Judo fu fondato su questi principi, o meglio , questa filosofia e questa concezione della vita, prendono forma nel Judo. Tutto questo è ciò che noi chiamiamo Judo del Kodokan, creato e costruito da Kano stesso. Sotto questo nuovo nome si nasconde una sostanza antica, non strettamente nel senso storico, ma in quanto che la natura intrinseca del Judo risuona nella interiorità delle persone di ogni luogo e di ogni tempo. E’ logico che il Fondatore volesse la popolarità di questa arte. In quel periodo i maestri di Bu Jutsu avevano perso la dignità propria di un maestro o di un guerriero, e fu scontrandosi con questa realtà che Kano sentì di dover insistere sul lato spirituale della pratica. Dopo che egli ebbe chiamato il suo metodo Judo ( in luogo di Ju Jitsu), le discipline del kenjitsu e del Kyujitsu assunsero il nome di Kendo e Kyudo. La adozione del suffisso DO ( a significare la volontà che la disciplina insegnasse il principio morale in accordo con la vita individuale) aveva un senso di ricerca di purificazione morale. Non fu così solo il Judo ma tutto il BU DO ( evoluzione del BU JUTSU, antiche Arti Marziali), a ritrovare la propria dignità e un nuovo slancio grazie allo sforzo di Kano. Kano favorì l’ingresso della pratica del BU DO nelle scuole, già dalla metà dell’era Meiji (1895). Tutto ciò modifico il modo comune di considerare il BUDO, che fu visto sotto una luce nuova, aiutando il popolo giapponese a coltivare la propria educazione, fisica e morale. La attività di Kano non era però soltanto volta ai problemi del BUDO, gli interessava lo sviluppo dello Sport in generale. Come membro del  Comitato Olimpico nazionale, partecipò alle riunioni internazionali e fece conoscere il BUDO in tutto il mondo. Elevando il rango del Giappone su questi fronti, egli viene ad essere considerato non solo il padre del Judo, ma del BUDO e dello Sport giapponese in generale. Una caratteristica del suo impegno fu l’introduzione nella scuola giapponese di corsi di Ginnastica e di Etica. Considerando che spesso nel BUDO si tendeva a concentrarsi sui particolari della tecnica, tralasciando l’allenamento mentale e che l’Educazione Fisica era ritenuta un argomento di secondaria importanza nelle scuole, istituì regolari corsi scolastici di Educazione Fisica dal 1913. Essi comprendevano Ginnastica, Judo, Kendo ed Etica. Venivano anche trattati Pedagogia e Filosofia. Dobbiamo a Jigoro Kano la valorizzazione del Judo ad arte posta a guardia della salute , creata sotto la forma di uno Sport meraviglioso. Quel che preoccupava Kano era che non andasse persa la disciplina spirituale contenuta nel Judo, ed è nostro preciso dovere impegnarci a preservarla.

Judo: tradizione, diffusione, globalizzazione

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I Shin Den Shin

Di Alessio Oltremari

“Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero” (anonimo arabo).

Quando il Judo nel 1964 approdò alle Olimpiadi di Tokyo, tutti salutarono questo fatto come un evento veramente importante nella storia del Judo. In effetti lo fu, perché lentamente il Judo da allora ha cambiato il suo volto,  allargandosi a macchia d’olio in ogni nazione, raccogliendo milioni di praticanti negli angoli più disparati del nostro pianeta. Questa diffusione fu resa possibile dalla reinterpretazione del Judo in chiave sportivo-agonistica, che ebbe inizio in Giappone alla fine della II Guerra Mondiale, quando sotto la spinta della Cultura delle forze vincitrici della guerra, si operò per modificare la natura del Judo da quella di  Budo a quella di Sport. In questo processo alcuni tipi di lotta, che non avrebbero mai avuto accesso agli onori Olimpici, si sono adattati a confluire nelle competizioni di Judo.  E’ il caso del Sambo russo che introducendo nuove tecniche, atteggiamenti, prese e posizioni nelle competizioni,  ha costretto i praticanti di Judo a modificare la propria tecnica.  Questo per poter riuscire a competere con chi, di fatto, applica un universo tecnico diverso dal Judo stesso. A volte si dice che una persona fa un Judo classico, altre volte che fa un Judo sportivo o moderno. Questi termini sono la testimonianza delle mutazioni avvenute in campo tecnico. Più recentemente è avvenuto qualcosa di simile con il Kata, rivisitato quale esercizio ginnico-sportivo, piuttosto che come pratica volta all’acquisizione di conoscenze e di ricerca personale. Per quanto riguarda i cosiddetti “valori del Judo”, del loro contributo formativo e della dimensione “spirituale” della disciplina, è interessante notare che questi presunti valori, nel diffondersi del Judo, hanno subito modifiche e soprattutto interpretazioni veramente discostanti dalla natura originale del Judo. In Europa e in America spesso sono state propagandate caratteristiche formative e educative  del Judo mutuate da temi propri della cultura occidentale. Ad esempio tanti insegnanti, magari inconsciamente, trasmettono valori cristiani come se fossero parole di Jigoro Kano. Altri invece pensano al Judo come a uno sport da combattimento, paragonabile alla lotta o alla boxe. Ogni cosa ha il suo prezzo. Il Judo allargandosi si è decontestualizzato, trovando in tanti luoghi diversi tante nuove anime che probabilmente  alla fine hanno modificato anche lo stesso  Judo giapponese, travolto dal ciclone di mutazioni che è avvenuto e avviene intorno ad esso. E’ un po’ una conseguenza di questo momento storico.  E’ questa mutazione globale che ci circonda che va a influenzare le cose che più crederemmo immutabili. Per fare un esempio, avviene  per il Judo qualcosa di simile a ciò che succede al grano. Immaginiamo la purezza del grano, alimento che ha sfamato generazioni e generazioni di persone grazie alla grande generosità della natura. Un giorno qualcuno ha pensato che il grano fosse migliorabile, ed è andato a scovare un gene di uno scorpione, o di un serpente o di chissà quale altra pianta o animale per creare un nuovo mix genetico e, di fatto, ha creato un nuovo grano. Avremo una qualità migliore? Qualcuno farà affari d’oro? Sorgeranno alla lunga strane malattie? Non è questo il luogo per parlarne. Certo è che il nuovo grano una volta impiantato, una volta coltivato, portato dal vento o dagli uccelli,  si sposta.  Anche se pensiamo che esistano campi incontaminati, lentamente il grano modificato li raggiunge, fino a che non esiste più una vera coltivazione incontaminata. Il grano originario rischia così di non esistere più. Per il Judo avviene la stessa cosa. Gli incroci genetici del Judo si diffondono e si allargano, fino a che diviene davvero difficile capire quale sia il Judo originario. Il Judo che era prima che qualcuno lo migliorasse inventando campionati e regolamenti, presunti valori e tecniche davvero furbe, tattiche astruse e colte didattiche, allenamento con i pesi e principi esoterici. D’altronde il tempo corre, e c’è bisogno sempre di qualcosa di nuovo da vendere nel  grande mercato del mondo. Non possiamo permetterci di rischiare di annoiare gli allievi che potrebbero preferire darsi allo skateboard (o al temutissimo Jujitsu brasiliano…). Non c’è tempo per immergersi nel profondo mare del Judo, perché è cosa lunga e difficile che richiede l’impegno di una vita. E’ molto meglio rimanere in superficie, sguazzare fra gli spruzzi del mare in una allegra confusione, intrattenendoci nell’imitazione delle gesta dell’ultimo campione o dissertando eloquentemente fra dotti Maestri. E poi se davvero ci immergessimo nel profondo mare del Judo, cosa ne tireremmo fuori? C’è qualcosa che possiamo vendere là in fondo? C’è qualcosa di cui ci si possa impossessare che dia fama o prestigio? C’è qualcosa che gli altri possano riconoscere che solo noi possediamo? Non c’è nulla di questo in fondo al mare del Judo. Nel lungo viaggio che si fa per esplorarlo nelle sue profondità esistono solo il viaggiatore, il viaggio e l’esperienza del viaggio. Qualcosa che se si racconta non si può spiegare e che non potendo essere venduta, non ha valore. Nel libro “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani, l’autore racconta della sua grave malattia, e della storia interiore che essa genera o dalla quale forse essa è generata. Terzani osserva il mondo, le cose intorno e la vita in modo diverso. Da queste osservazioni nascono pensieri, con i quali l’autore regala al lettore un po’ della storia della sua evoluzione interiore. In un punto del libro, Terzani racconta di una straordinaria medicina preparata in Amazzonia non da una fabbrica o da un dottore, ma da uno stregone, uno sciamano erede di una tradizione e di una antica cultura. Chi voleva avere questa medicina, un tempo doveva prepararsi ad un avventuroso viaggio. Una volta attraversata la giungla amazzonica e riuscito a trovare lo sciamano, colui che avesse voluto questa medicina, avrebbe dovuto trovare il modo di comunicare con questo, spiegare la sua storia e guadagnare la fiducia necessaria affinché lo sciamano preparasse la sua pozione e gliela offrisse. Oggi qualcuno ha pensato di brevettare la famosa pozione e distribuirla, tanto che pare che in ogni erboristeria di New York essa sia facilmente reperibile. La medicina è fatta con ottima materia prima e con metodi di lavorazione certificati, ma nonostante che chi la vende guadagni assai bene, pare che essa non sia la stessa cosa della medicina del vecchio sciamano. Pare che essa non funzioni un gran che. Forse parte integrante della medicina era il viaggio fatto per raggiungere lo sciamano,  insieme ai pensieri e alle meditazioni che naturalmente avvenivano durante il viaggio stesso. Forse era la volontà di avventurarsi fra mille difficoltà pur di avere la pozione ad essere la vera medicina, o forse era lo sguardo dello sciamano. Il fatto è che non si può distribuire, commercializzare o vendere quello che in realtà è un percorso personale, un viaggio interiore.  Per esempio non si può insegnare un Kata o una tecnica con un video. Nemmeno con un libro è possibile farlo e neppure attraverso uno stage. Questi  sono solo strumenti che servono a indicare una strada, che però deve essere percorsa con le proprie gambe. Libri, video e stage, quando sono ispirati da buone intenzioni, sono solo inviti a immergersi nel profondo mare del Judo, evitando di stare a galla. Il Judo non si può vendere, e nemmeno regalare. Chi pensa o agisce per  fare del Judo un bene di consumo in cui vendere professionalità, che potrà poi essere magari rivenduta ad altri, contribuisce a mio parere alla rovina della nostra arte. Diffondendo il Judo in una rete di vendita, si finisce per trasformarlo nella medicina dello sciamano delle erboristerie di New York. Senza Valore, Vuota, Inutile. Percorrere la strada del Judo da soli, basandosi solo sul proprio ingegno, solo sullo sforzo e sull’impegno personale è però impossibile. Così facendo, o si naufraga nell’ incapacità di proseguire la nostra strada o, nell’ impossibilità di penetrare la realtà del Judo, ne creiamo una nuova, a nostro uso e consumo. Nella vita e di riflesso nel Judo, abbiamo bisogno degli altri. La vita di un uomo è un ponte teso fra coloro che c’erano prima e coloro che ci saranno in futuro. C’è sempre qualcuno che è venuto prima di noi disposto ad aiutarci e qualcuno che, trovandosi dopo di noi,  aspetta solo una mano per riuscire ad avanzare. In questo sta la trasmissione della tradizione. E’ importante trovare un Vero Maestro che ci aiuti a progredire, che sia parte della catena che ci unisce all’origine del Judo stesso. Non un insegnante di uno stage di duecento persone, ma qualcuno con cui avere un rapporto personale nel tempo.  Un Maestro di bottega di cui divenire apprendista, non il docente di un Master da cui imparare il segreto del successo. Un Maestro che riconoscendo in noi una reale volontà di comprendere, ci inviti a immergersi insieme a lui nel profondo mare del Judo per vivere la nostra esperienza, divenendo parte della sua “famiglia allargata”, in cui si condividono valori, affetto e cultura. La trasmissione di una tradizione non è legata alle leggi del commercio o a certificazioni di qualità. E’ un rapporto da cuore a cuore, I Shin Den Shin.

 

Perchè praticare Judo – di Oda Tsunetane (Join) 9° Dan

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Testo della trasmissione radiofonica trasmessa il 21 Dicembre 1926 dalla Radio Centrale di Tokyo NHK – traduzione di Okada Toshikazu e Alessio Oltremari

Come è naturale tutti desiderano avere successo nella propria vita e nessuno vorrebbe mai andare incontro a fallimenti, tuttavia solo pochi riescono in questi propositi. Recentemente la vita si è fatta dura e complicata e nel mondo avvengono molti fatti spiacevoli. Per riuscire nella propria vita è importante coltivare il corpo e la mente, ed è necessario un duro lavoro per riuscire in questo. Per questi motivi recentemente lo sport è divenuto molto popolare e molte persone vi si stanno avvicinando. Per esempio proprio oggi ci sarà una gara di baseball nel tempio di Meiji e domani ci saranno incontri di Judo nel parco di Hibiya. Anche domani l’altro a Hibiya ci saranno altri eventi. Dedicandoci ad una disciplina dobbiamo chiederci quali sono gli obbiettivi che intendiamo raggiungere, ed è giusto anche considerare che ognuno di noi ha preferenze e vocazioni diverse. Considerando però bene le cose, io mi sento di raccomandare a tutti voi la pratica del Judo e cercherò di spiegare il perché attraverso 24 ragioni che vi elenco:

1 Il Judo ha radici culturali e storiche legate alla tradizione del Giappone

2 La pratica del Judo è animata da scopi e ideali di nobile valore

3 La pratica del Judo favorisce lo sviluppo del corpo, la muscolatura, le ossa

4 La pratica del Judo forma la mente e un buon carattere

5 Tutti, ragazzi e ragazze, anche le persone anziane, possono praticare

6 Si può praticare indossando qualunque tipo di abito

7 Lo studio del judo può svolgersi anche attraverso brevi sessioni di pratica

8 La pratica del judo può essere continuata durante tutta la vita

9 Tante persone possono praticare insieme

10 La pratica del judo non è pericolosa e non provoca incidenti alla persona

11 La pratica del judo è interessante ed è costituita da una gran varietà di tecniche

12 La tecnica del judo ha molte variazioni e tecniche efficaci

13 Per essere svolta la pratica del judo non richiede spese eccessive

14 La pratica del judo prende vita da splendide tecniche coordinate da una mente viva

15 Lo studio del Judo può avere una applicazione per ogni tipo di persona

16 La pratica del Judo può essere affrontata da persone di qualsiasi stato sociale

17 Chiunque può trovare nel Judo un mezzo per valorizzare al massimo le proprie potenzialità

18 La pratica del Judo può essere fatta ovunque e in ogni momento

19 La pratica del Judo può essere affrontata sia individualmente che in gruppo

20 La pratica del Judo è buona per il corpo

21 Lo studio del Judo è per il praticante in primo luogo un arricchimento culturale

22 Approfondire il Judo aiuta ad affrontare sia la vittoria che la sconfitta

23 La pratica del Judo aiuta a sviluppare le proprie caratteristiche peculiari

24 La pratica del Judo può essere fatta anche da soli

Il Judo è  molto adatto al popolo giapponese. Il suo scopo non è solo quello di eseguire proiezioni e controlli, ma quello di sviluppare al meglio il corpo e la mente imparando ad utilizzare al meglio la propria energia fisica e mentale e contribuendo così allo sviluppo della nazione. Al momento della nascita noi abbiamo un corpo naturale  e il nostro processo di crescita è spontaneo e in accordo con la natura. L’obbiettivo del Judo è operare secondo lo stesso processo. In questo modo la pratica del Judo favorisce lo sviluppo del proprio fisico, delle proprie capacità mentali e di un carattere equilibrato. Per questo il Judo può essere praticato da persone di tutte le età, dal bambino fino all’anziano. Inoltre  può essere praticato con ogni tipo di indumento ed in qualsiasi luogo, scegliendo la durata della pratica a seconda delle esigenze. Possiamo praticare da soli come in un vasto gruppo di persone, il vecchio Dojo di Shimotomisaka del Kodokan aveva solo 207 tatami, ma lì praticavano più di 500 persone. La cosa più importante è non cessare la pratica, se non c’è continuità non è possibile progredire. Circa quanto detto finora, ovvero su quanto enunciato nei primi 10 punti dello schema iniziale, ci sono molti fraintendimenti. Alcuni pensano che il Judo sia pericoloso e che i bambini non possano avere uno sviluppo fisico adeguato con questa pratica e molti credono che il Judo non sia adatto a loro. Ma il Judo non è in se stesso pericoloso, se si ha un buon insegnante non c’è nessun pericolo e anche i bambini che si avvicineranno al Judo cresceranno bene e con buoni principi. Il Judo ha una grande varietà tecnica. Ci sono 56 tecniche di proiezione, 16 tecniche di immobilizzazione, 30 tipi di leve articolari e 20 tipi di tecniche di strangolamento. Se includiamo le tecniche di contrattacco abbiamo una vasta moltiplicazione delle tecniche, che possiamo dire si sviluppa all’infinito. Attualmente si può praticare Judo nelle scuole e nei Dojo cittadini che troviamo ovunque in Giappone. Il Judo si sta espandendo gradualmente anche nel resto del mondo. Per praticare Judo non ci sono alti costi di iscrizione ai corsi, un Judogi costa 6 o 7 Yen e può essere utilizzato almeno per un anno e mezzo.Il corpo ha uno sviluppo e un rafforzamento naturale grazie alla pratica del Judo. In questa disciplina è molto importante rafforzare il proprio corpo e la cosa più importante è che questo contribuisce alla salute del praticante. Gli Istruttori sono sempre molto gentili con tutti, specialmente con i piccoli. Essi sanno come eseguire le tecniche in modo proporzionato a chi hanno di fronte, trovando la giusta misura con i bambini e con gli anziani. Chiunque perseveri nella pratica del Judo può sviluppare il proprio genio e la propria tecnica. Il Judo non è fatto di solo studio e pratica, ma è anche possibile fare dei combattimenti. Una volta praticato il Judo, non è possibile dimenticare la sua tecnica. Il Judo ha le condizioni affinché tutti possano praticarlo e indipendentemente dal poterci dedicare molto tempo, la sua pratica donerà un corpo sano. Il Judo può essere praticato ovunque, non esclusivamente in un particolare Dojo, ma ovunque ce ne sia uno. Per realizzare la propria vita è importante coltivare lo sviluppo del corpo e della mente. Tutti devono comprendere i propri obbiettivi e poi trovare successo e avere una lunga vita. Attraverso una pratica costante potrete capire come avere ottimi risultati.

Spero che voi, i vostri figli e le vostre figlie possano praticare Judo con piacevolezza.

 

 

Kata, sport e gare

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di Alessio Oltremari

L’esercizio dei Kata nel Judo può considerarsi sport? Eseguire un esercizio di forma nel Judo può essere paragonato ad un esercizio di ginnastica artistica? Il Judo sta divenendo sempre più sport e sempre meno una forma di Cultura. I Kata, oltre che per preservare la tradizione e la tecnica della disciplina erano, come ogni forma artistica giapponese, pensati per contribuire alla formazione del praticante, dal punto di vista fisico ed emozionale. Come sappiamo Kano, non inventando niente di nuovo, aveva riaffermato l’uso di un principio base delle discipline giapponesi che attraverso l’esercizio equilibrato di Randori e Kata, ricercano il perfezionamento del praticante. Con perfezionamento intendo la ricerca del praticante stesso di migliorarsi, di approfondire lo studio, di praticare e ricercare attraverso il contatto con insegnanti di valore. Poi è trionfato lo sport ed il kata è stato dimenticato per molti anni. La competizione, il combattimento, hanno stregato generazioni di Judoisti che, applicando al Judo i principi propri di un qualsiasi sport, hanno dimenticato l’origine della disciplina ed il suo senso. L’importante è vincere. Se la tecnica è sporca, volgare e pericolosa, non importa. Anche se la tecnica è assente non importa, quando basta la forza bruta a raggiungere lo scopo. Meglio allenarsi con i pesi piuttosto che perdere tempo con l’approfondimento della tecnica. Il Judo è divenuto così quello che abbiamo di fronte agli occhi. Un’ arena di personaggi muscolosi che si avvinghiano in una lotta incomprensibile, con regole complicate e difficilmente decifrabili. Mostrate un video di una gara di Judo ad un profano e ascoltate le sue impressioni, non si tratta certo di una visione affascinante. E’ inutile che le Federazioni, gli Enti o chiunque altro si sforzino per dimostrare la vitalità e l’importanza dello sport del Judo. I numeri parlano meglio di qualsiasi altra cosa e l’irrefrenabile calo dell’interesse e del numero dei praticanti di questo “Sport”, specie negli adulti, è il verdetto negativo inappellabile che la società emette, considerati i valori educativi, formativi e ricreativi che il “Judo” offre a chi lo pratica. In altre parole lo Sport ha ferito il Judo concentrandosi per ora sull’aspetto dello Shiai. Ora si prepara a finirlo occupandosi del Kata. Se per ora tutta la preparazione di un judoista era pensata per la riuscita nel combattimento, ora questa si allarga anche al Kata, concedendo spazi anche ai meno forti e a coloro che l’età allontana dalle competizioni. Tuttavia questo è solo un bene apparente. La mancanza di cultura judoistica fa si che l’avvicinamento al Kata sia inteso come mezzo per fare competizione e non come esercizio mirato al proprio miglioramento e al proprio sviluppo judoistico, vissuto come pratica disinteressata e come ricerca. Mi si obbietterà che invece attraverso le gare tanti riscoprono la pratica dei Kata, ma per quale motivo? Per competere, per vincere qualcosa contro qualcuno altro e non per vivere il Judo, non per bisogno interiore di studio e approfondimento. Ascoltando i racconti di conoscenti che frequentano le più importanti competizioni di Kata, sento ripetere le stesse parole di sempre :“Aveva vinto Tizio, ma gli arbitri hanno fatto vincere Caio”, “Come si fa a fare gare di Kata quando gli arbitri non ci capiscono niente”, “Io ero il migliore e mi hanno voluto fare perdere”..etc. etc. etc….. Lo stesso imbarbarimento che ha pervaso le gare di Shiai e che ha fatto si che un momento formativo si trasformasse in una bolgia condotta in una arena, si è abbattuto anche sul Kata. Una nuova palestra per il trionfo dell’Ego è sorta, mentre una disciplina creata per tutt’altri scopi lentamente scompare. Il Judo non può rinascere dando fiato ai bisogni del pubblico, alle richieste delle masse cresciute guardando la TV, agli sponsor o alle convenienze economiche e organizzative. Il Judo ha senso in sé stesso, nella sua natura e nel suo contenuto. L’introduzione dei principi dello sport moderno in questa disciplina ne snaturano l’essenza ed il significato, condannando prima questa disciplina alla sua decontestualizzazione culturale e poi alla sua stessa fine.