Incontro con la cultura indiana

Sabato 9 gennaio dalle ore 15.30 alle 17.30 Jaya Murthy e Angela Fiorentini ospiti di freeBudo

Ed eccoci al nostro primo appuntamento del nuovo anno. Quale migliore opportunità se non quella di avere come ospiti Jaya Murthy e Angela Fiorentini!!

Il tema di questo incontro sarà FESTIVITA’  E CIBO NELLA CULTURA INDU’

In questa occasione Jaya e Angela ci parleranno dei cibi che vengono scelti per le varie festività indù. Il cibo nella cultura indiana ha un’indissolubile legame con la sacralità ed è per questo che ogni festa ha i suoi specifici cibi, preparati per celebrare la relazione fra l’umano e il divino. Al termine, in segno di buon auspicio per l’anno che è appena iniziato, si potrà partecipare alla realizzazione di un dolce indiano e i presenti potranno apprenderne le modalità di preparazione.

jaya e angela

Jaya Murthy è nata in India nel 1947 a Mysore, in India. In Italia si occupa di diffondere la cultura dell’india. Ha collaborato all’insegnamento di Religioni dell’India e dell’Estremo Oriente presso l’Università di Pisa e partecipa a congressi come relatrice sui temi legati all’Induismo e alla società indiana. La passione di Jaya Murthy per la cucina risale ad una tradizione di famiglia che si tramanda da generazioni e che si ispira al principio di anna danam, secondo cui l’offerta di cibo al prossimo è la migliore forma di preghiera al divino.

Angela Fiorentini, nata a Pisa nel 1962, si è laureata in Storia nella sua stessa città con una tesi sulla donna nell’Induismo. Ha collaborato con il CSPE di Pavia e il CESPI di Milano per pubblicazioni e ricerche sui movimenti femministi ed eco-femministi indiani. Ha conseguito il Phd con una tesi sulle istituzioni gandhiane in Utaar Pradesh. E’ stata cultrice della materia in Religioni dell’India e dell’Asia orientale presso l’Università di Pisa, pubblicando saggi scientifici e di carattere divulgativo. Attualmente lavora al Progetto Gangalandi, nel \\, per la produzione di alimenti vegani e la promozione del lavoro femminile come bene comune a sostegno di un’economia sociale e di territorio.

 

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Holi, la festa dei colori in India


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Holi è un’ importante festività del mese di Phalgun (febbraio-marzo), celebrata nei giorni del plenilunio di primavera. E’ una festa ‘di passaggio’, una gioiosa saga della primavera, e in questo non è diversa dalle tante feste che in tutto il mondo celebrano il ritorno alla luce dopo le ombre dell’inverno. In questa stagione i fiori e i frutti proclamano la bellezza divina, che nasconde sé stessa nelle forme della natura.

Nella notte di luna piena in un immenso falò si bruciano i ramoscelli secchi dell’inverno. La mattina dopo, quando i tizzoni sono freddi, vengono venerate le ceneri sacre e su di esse vengono sparse polveri e acqua colorate a simboleggiare l’arrivo della primavera. La festa di Holi, racconta una delle tante leggende indiane, si celebra in ricordo di una demonessa, Holika, che fu bruciata sul rogo proclamando così la vittoria degli dei sui demoni.

Il festival dei colori di Holi rappresenta anche la gioiosa danza e i giochi del dio Krishna e delle Gopi (divine pastorelle).

Durante i giorni di festeggiamenti, tutti si dipingono la faccia di colori sgargianti che si vendono ovunque.

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Nelle strade di ogni città, villaggio, folle di giovani, vecchi e bambini si gettano addosso polveri coloratissime miste ad acqua. E così tutto diventa multicolore.

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I colori erano tradizionalmente composti da foglie di Neem (albero della famiglia delle Meliaceae), Kumkum (polvere mista di curcuma e zafferano), Haldi (curcuma), Bilva (Aegle marmelos, una specie di cotogno) e altre erbe medicinali prescritte da medici ayurvedici per preservare dalle malattie che il clima caldo e umido contribuisce a diffondere dalla primavera in poi.

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“Ogni stagione ha un suo festival. Holi è il grande festival di primavera in India. I due più grandi festeggiamenti in India si svolgono durante il periodo del raccolto, quando i granai sono pieni e i contadini hanno una ragione per gioire dei frutti del loro lavoro. La stagione del raccolto è una stagione di festa in tutto il mondo. La gente cerca rilassamento e cambiamento dopo il duro lavoro. Festival come Holi riportano la gioia e la pace della mente.

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L’elemento religioso di Holi consiste nel culto di Krishna. In alcuni luoghi questa festa viene chiamata anche Dol Yatra. La parola “dol” letteramente significa “dondolo”. Un immagine di Krishna bambino è messa in una culla, decorata con fiori e pitturata con polveri colorate. Viene commemorato il suo carattere puro e innocente. I devoti cantano il suo Nome.

L’elemento sociale durante la festa di Holi è l’unità fra grandi e piccoli, fra ricchi e poveri. La festa insegna ad iniziare il nuovo anno con una sensazione di pace, cooperazione e uguaglianza con tutti. Dovremmo cercare di sentire questa unità anche con noi stessi.

Holi significa anche bruciare le impurità della mente come l’ egoismo, la vanità, la lussuria, attraverso il fuoco della devozione e della conoscenza. L’illuminazione interiore è la reale festa di Holi. La stagione della primavera è la manifestazione del divino, secondo la Bhagavad Gita. Holi, ne è il suo cuore. “

Da “ Fasts and Festivals of India” di Sri Swami Shivananda

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Per saperne di più:

http://www.holifestival.org/

Guardate le splendide foto del fotografo Poras Chaudhary:

http://poraschaudhary.photoshelter.com/gallery/Holi-The-Festival-of-Colors/G0000s5IKNsaH8Cg

Happy Holi!!!

India. La festa di Makar Sankranti

Makar Sankranti è il giorno in cui si celebra il momento in cui il sole comincia il suo viaggio nell’emisfero Nord, muovendosi dal Tropico del Cancro a quello del Capricorno, Makar, ed il giorno e la notte hanno lo stesso numero di ore.Da ora in poi le ore di luce saranno superiori alle ore di buio.

‘Tamaso Ma Jyotir Gamaya’ “Conducimi dalle tenebre alla luce”  (Shanti Path)

Makar Sankranti a Varanasi

Di seguito la traduzione di un articolo di Sri Swami Shivananda tratto da “Hindsu Fasts and Festivals” e una lettera di Swami Krishnananda del 1970 sul significato di questa celebrazione (in inglese).

di SRI SWAMI SHIVANANDA

SALUTI e adorazione al Signore Supremo, il potere primordiale che divise l’anno nelle quattro stagioni. Saluti a Surya, il Divino Sole, che in questo grande giorno si avvia verso nord. Il termine sanscrito “Shankramana” significa “iniziare a muoversi”. Il giorno in cui il sole si muove verso nord è chiamato Makara Sankranti. Usualmente cade a metà gennaio. Fra i Tamil nel sud dell’India questo festival è chiamato Pongal. Per molte persone, specialmente i Tamil, Makara Sankranti inaugura il Nuovo Anno. Il mais viene raccolto e cucinato per la prima volta in questo giorno. Si festeggia gioiosamente in ogni casa. Vengono donati cibo, vestiti e soldi ai poveri. Il giorno successivo, la mucca, simbolo della Madre Divina, viene venerata. Poi gli uccelli e gli animali vengono sfamati. In questo modo, il cuore dei devoti si espande piano piano durante il corso delle celebrazioni, prima verso la propria famiglia, il vicinato, poi i poveri, poi verso la sacra mucca, poi tutte le altre creature viventi. Anche senza esserne consapevoli, il cuore si espande in un modo tale che l’intero universo trova un posto in esso. Poiché Sankranti è anche l’inizio del mese, i Bramini fanno offerte agli antenati. Il culto della Forma Cosmica del Signore è così parte di questa celebrazione, che ogni uomo e donna in India ne è tenuto a far parte anche senza esserne cosciente. Per gli aspiranti spirituali questo giorno ha un significato speciale. Il periodo lungo sei mesi, durante il quale il sole viaggia verso nord è molto favorevole nel cammino verso lo scopo della propria vita. E’ come fluire facilmente insieme alla corrente verso il Signore. I Paramahamsa Sannyasin girovagano liberamente in questo periodo, disperdendo la tristezza dai cuori di tutti. I Devas e i Rishi si riuniscono all’avvento della nuova stagione, pronti a venire in aiuto agli aspiranti spirituali. Il grande Bhisma, nonno dei Pandava, fu fatalmente ferito durante la guerra del Mahabharata, aspettando sul suo letto di morte l’inizio della stagione prima di lasciare definitivamente il piano terreno. Omaggiamo Bhisma in questo grande giorno sforzandoci di divenire noi stessi esseri di ferma risoluzione. Come già menzionato, in India del Sud questa festa si chiama Pongal. E’ strettamente connessa con l’agricoltura. Per gli agricoltori, è un giorno di trionfo. Noi abbiamo portato nelle nostre case i frutti del loro duro lavoro. Simbolicamente, il primo raccolto è offerto al Divino-questo è Pongal. Il lavoro duro è un dovere, ma il frutto viene offerto ora al Divino. Questo è lo spirito del Karma Yoga. Anche al padrone delle terre non è concesso tutto il raccolto per sé. Pongal è la festa durante la quale i proprietari distribuiscono cibo, vestiti e soldi ai lavoratori che lavorano per loro. Che atto nobile! E’ un ideale che dovrebbe essere costantemente di fronte a voi, non solo cerimoniosamente durante il giorno di Pongal, ma sempre. Siate caritatevoli. Siate generosi. Trattate le persone che lavorano per voi come amici e lavoratori fratelli. Questo è la chiave della festa di Pongal. Il giorno precedente la festa di Makara Sankranti è chiamato Bhogi. In questo giorno, le cose vecchie e sporche vengono eliminate e bruciate. Le case vengono pulite. Persino le strade vengono pulite e decorate con disegni fatti con la farina di riso. Queste pratiche hanno un loro significato dal punto di vista della salute. Pulire la mente dalle sue brutte abitudini è ancora più urgentemente necessario. Bruciatele, con una ferma e saggia risoluzione di camminare sulla via della verità, amore e purezza da questo santo giorno in poi. Questo è il significato di Pongal nella vita dell’aspirante spirituale. Se fate questo, Makara Sankranti avrà un significato speciale per voi. Il sole, simboleggiante la saggezza, conoscenza divina e luce spirituale, che si ritira da voi quando siete immersi nell’oscurità dell’ignoranza, della delusione, ora gioiosamente riprende il suo corso verso nord e si muove verso di voi per distribuire luce e calore in grande abbondanza, e infondere in voi più vita ed energia. Infatti, il sole stesso, simbolizza tutto ciò che Pongal rappresenta. Il messaggio del sole è messaggio di luce, di unità, di imparzialità, del vero non interessamento, della perfezione degli elementi del Karma Yoga. Il sole splende su tutti equamente. E’ il vero benefattore di tutti gli esseri. Senza il sole, la vita non esisterebbe sulla Terra. E’ estremamente regolare e puntuale nei suoi doveri, e non reclama mai ricompense, né desidera riconoscimenti. Se assorbite queste virtù del sole, non c’è dubbio che risplenderete con la stessa luminosità! Colui che dimora nel sole, il cui corpo è sole, e dal cui potere il sole splende- Questo è il Sè supremo, l’Essenza Immortale . Tat Twam Asi—“Tu sei quello”. Realizzate questo e siate liberi qui e ora, in questo santo giorno di Pongal o MakaraSankranti. Questa è la mia umile preghiera per voi tutti in questo giorno di Pongal. Nel giorno di Sankranti, dolci di molti generi vengono preparati nelle case, specialmente nel Sud dell’India. La pentola in cui il riso viene cucinato è adornata con foglie di curcuma e radici, simbolo di buon auspicio. Si cucina con devozione, sentendo nel profondo del cuore che si sta cucinando per il Divino. Quando il latte in cui il riso è cucinato bolle, le donne e i bambini si radunano e gridano “Pongalo Pongal!” con grande gioia. Preghiere speciali sono offerte nei templi e nelle case. Poi la gente si raduna e condivide le offerte in un’atmosfera di amore e festività. C’è una riunione familiare in ogni famiglia. I fratelli rinnovano i loro contatti con le sorelle sposate facendo loro dei regali. Il giorno successivo, le corna delle mucche sono adornate, e le mucche sono sfamate e venerate. In alcuni villaggi, dei giovani dimostrano il loro valore tenendo i tori “per le corna”. Nello stesso giorno, le ragazze preparano dolci di riso, riso e cocco, etc., e lo portano sulle rive del fiume. Mettono alcune foglie a terra e vi posano le varie preparazioni a forma di pallina per i pesci, gli uccelli, ed altre creature. Molti corvi scendono per dividersi il cibo. Per tutto il tempo una valida lezione è nella nostra mente: “Condividi ciò che hai con gli altri”. Questi giorni di festa sono considerati di cattivo auspicio per intraprendere un viaggio. Questo perché le persone non si allontanino dalle loro famiglie. Se si festeggia Sankranti o Pongal in questo modo, il senso dei valori cambia. Si inzia a capire che la ricchezza è l’amicizia dei parenti, degli amici, dei vicini. Che ricchezza sono le terre in cui il cibo che mangiamo cresce, il bestiame che aiuta l’agricoltura, la mucca che da il latte. Si inizia ad avere grande amore e rispetto per tutti gli esseri viventi —corvi, pesci e tutte le altre creature. Nel Maharashtra e nel Nord dell’India gli aspiranti spirituali danno molta importanza a Makara Sankranti. E’ la stagione scelta dal Guru per conferire la sua Grazia sul discepolo.

AUSPICIOUS BEGINNING di Swami Krishnananda
We regard this day of January as very auspicious. It is called in India the Makara Sankranti, which is when the sun crosses the Tropic of Capricorn. Slowly winter will begin in Australia and summer will come to the northern hemisphere. This day is very auspicious for various reasons. It is at this very sacred moment that we gather here with a common purpose. The purpose is more than that which lies between a teacher and a the taught. In matters that are more than human, relationships are slightly supernormal. I hope you all understand what I actually mean.
The relationships in the world are of one kind, but the relationships which pertain to questions, issues and matters which are superhuman are themselves supernormal. This is the inner essence of the relationships enshrined in spiritual institutions. The relationship between one person and another in institutions of the spirit are not individualistic or human, but they imply and bear the stamp of something which beckons from above. It is something like a movement forward along a road on which one walks to a destination. Every step that we take forward is like a pull onwards; so also is this mysterious and unintelligible relationship among seekers of a common supernormal purpose.
I purposely use ‘supernormal’ instead of saying ‘religious’ or even ‘spiritual’, because these words have not been understood properly—but instead misused and sometimes even abused. We use the words ‘religious’, ‘spiritual’ and ‘yogic’ so many times that they have become commonplace. It appears as if we knew what yoga is, what religion is, and what spirituality is because we have heard the names so many times in newspapers, books and from people who profess to be teachers of yoga.
An idea occurred a year back, that it would not be bad if a few interested seekers were called to this institution and told what the essence of this matter is. Not that there are no people in the world who know this, but they are few in number; and few as the teachers are, so are the disciples also few. There are many who want this thing called yoga or religion or spirituality for a purpose that seems to be different from yoga, religion or spirituality. Very interesting indeed is this psychological phenomenon. We talk of yoga as the aim, religion as the aim, or spirituality as the aim, but internally, in our heart of hearts, we want to make use of these for a different purpose altogether, which lurks in our own bosom, so that our pursuits become means to certain personal ends. And so we use this so-called ‘yoga’ as a handmaid for our own personal ends. This we may intellectually argue, but it is at the bottom of the hearts of many seekers, honest they may be. Not that they are dishonest or hypocritical, but it is difficult to overcome what man essentially is. Man is man, after all. He has certain ways of thinking, and it is difficult to get over these stereotyped ways of human thinking. We have some ideas of good and bad; we are born with these ideas, and we want to die with them.
It is not fair that we simply die with the same old ideas with which we were born, and think that they are the right things. It may be that we are not right or that we need correction. Just as this is the circumstance and situation in small matters, this happens to be the situation in big things also. What we are in small things, that we are also in big things also. We should not think that we can just be careless in small matters but then be very careful in big matters. When we are careless in tiny things, then we will also be careless in big things. Drops make the ocean, as you know. A small thing as a cup of tea that we sip is important in the manner of its intake, and a small thing like a few words that we speak to a brother is as important as the big matter that we regard as God-realisation or the practice of yoga. I am not just joking—these are serious things to reflect and meditate upon. There is nothing that is unimportant. Before God at least, nothing is unimportant, insignificant or unnecessary. We should not imagine that we are wiser than God, or that we can distinguish between the important and the unimportant. There is no such thing as unimportant in this world.
So, what we have to learn is not yoga, but to be able to think rightly. Let yoga take our interest later on—it is necessary to be human first. To be divine is a different matter, and it is a later stage. To be a yogin, an adept or a master, is a different question. What we have to do in the initial stages is to learn to be human—to be a human being—which is different from imagining that we are human. Although we may walk with two legs we may not really be human, though we are bipeds, because to be human is not merely to walk with two legs. It implies something more than that. It implies a way of thinking, a method of conducting oneself in life, an attitude towards life, a particular relationship that we adopt with other people, and our life as a whole. All these imply what we consider to be human.
So, it is more a regeneration of the mind that is humanity, than mere walking with two legs. We may talk with the tongue and walk with the legs, but even then we need not be wholly human. Before studying yoga we have to learn first to be human beings. It is from humanity that we rise to divinity. Let us be sure that we are humans first, and then let us think of divinity, Godliness, yoga, atma, sakshatkara, and so on. These are, as I said in the beginning, small matters perhaps. “Oh, these are just nothing,” we may say, but they have not to be taken like that. There is nothing unimportant, as I told you. At least for a spiritual aspirant there is nothing unimportant as long as it is connected with one’s personal life. We may remember one great motto: Anything that is connected with us in any manner whatsoever is not unimportant.
Just imagine for a few minutes what are all the things that are connected with our lives. They are important. They may be persons, things, conditions, situations, ideas, concepts—whatever they be, if they are connected with us in any manner whatsoever, they are important. They are not unimportant. So, this psychological brushing up may be necessary in the earlier stages of study—an honesty of purpose in the pursuit of the aim and a whole-souled adaptation to the goal that we are seeking. Whole-souled—underline this word, the pursuit should not be only partial, one-sided or intellectual. It is you who wants to study yoga—not your mind or your intellect. It is you as a completeness, as a totality, as a reality, as a vitality and a meaning. Seek this ideal of yoga. The whole thing is based upon a tremendous caution in the way we conduct ourselves in life. A cautionness in anything tells us: Cautiousness is yoga. Put in a humorous way, vigilance is yoga—not meditation on God. That is a different thing. A person who is not cautious is not a yogin. A very great yogin named Sanatkumara once said, “What is woe, what is failure, what is destruction? It is carelessness.” Carelessness is veritably death. To be careful is to be a yogin, and to be careless is to invite death and destruction.
Destruction is not necessarily a physical wiping out from earthly existence—every failure is a kind of death. Any kind of a fall—psychological, social or personal—is a kind of dying. We are dying every moment of our lives, and we are also reborn every moment of our lives. Creation, preservation and destruction are taking place every moment. These are not cosmological events that took place millions of years ago. They are an eternal, perpetual and unceasing process that continues even now, individually and cosmically. So, the student of yoga is to be aware of all the subtle shades of difference in conducting oneself in life, to be cautious inwardly and outwardly, and to be wholly human, and then to aspire for the divine. At the present moment this may be difficult to envisage and comprehend wholly.
This is the background with which these series of lessons on yoga will be imparted. We are certain that it is going to benefit you immensely. It is something with which you can return home with great satisfaction, and something which is not easy to get everywhere. We cannot get this in bookshops or from people we meet in our day-to-day lives. It is difficult to get disciples; it is difficult to get teachers. Both these are rare in this world because they are rare specimens, and the combination of these two rare ideals is the occasion of the manifestation of God’s grace. On this auspicious occasion, therefore, we offer a prayer to the Almighty to bless us with true goodwill and right aspiration to know what our true and whole-souled objective in life is.

Deepavali. Festa della luce

India, Deepavali (o Diwali), Festa della Luce.

In questo giorno in cui si celebra la gioia della vita, vengono accese ovunque piccole lampade a olio, diyas, – davanti alle case, nelle strade, nei templi – per illuminare la notte. Le donne disegnano anche Rangoli con polveri di riso colorate.

E’ una festa in onore di Lakshmi, dea della fortuna e della ricchezza. Secondo la tradizione  Lakshmi viene a visitare le case davanti alle quali sono accese le piccole lampade, portando prosperità alla famiglia che le abita.

Lakshmi

Ma si onora anche Ganesh, il dio-elefante che aiuta a rimuovere gli ostacoli

Ganesh realizzato da Rozalia Hummel (Radhika)

e  Rama, che tornato dall’esilio dopo avere sconfitto il demone Ravana eliberato la sua amata Sita trovò la strada di casa illuminata dalle lampade (come racconta il  poema epico Ramayana).

Di seguito la traduzione in italiano del testo  tratto dall’ opera “Hindu Fasts and Festivals” di Swami Shivananda

Deepavali

di SRI SWAMI SHIVANANDA

DEEPAVALI o Diwali significa  “fila di luci”. Cade negli ultimi due giorni della metà calante di Kartik (Ottobre-Novembre). Per alcuni è una festa che dura tre giorni. Inizia con Dhan-Teras, nel tredicesimo giorno della metà oscura di Kartik, seguita il giorno successivo dal giorno di  Narak Chaudas e nel quindicesimo giorno da Deepavali.  

Sono varie le presunte origini attribuite a questo festival. Alcuni asseriscono che si celebra il matrimonio di Lakshmi con il Signore Vishnu. Nel Bengala il festival è dedicato al culto di Kali. Si commemora anche il giorno in cui il Signore Rama ritornò a Ayodhya dopo aver sconfitto Ravana. In questo giorno anche Krishna uccise il demone Narakasura.

Nel Sud dell’India la gente fa un bagno con gli olii al mattino e indossa vestiti nuovi. Accendono fuochi d’artificio che sono visti come l’effigie di  Narakasura, ucciso in questo giorno. Si fanno gli auguri a vicenda e chiedono: “Hai fatto il bagno nel Gange?” riferendosi al bagno con gli olii del mattino come bagno purificatore come nel Santo Gange.  

Ognuno dimentica e perdona gli errori fatti dagli altri. C’è un’aria di libertà, di festività e di amicizia ovunque. Il festival porta unità. Instilla carità nei cuori della gente. Ognuno compra nuovi vestiti per la famiglia. Anche i datori di lavoro comprano vestiti per i loro impiegati.  

Svegliarsi durante Brahmamurta (alle 4 del mattino) è una grande benedizione  dal punto di vista della salute, della disciplina etica, efficienza nel lavoro e avanzamento spirituale. Nel giorno di Deepavali tutti si svegliano presto al mattino. I saggi che istituiscono questa abitudine devono nutrire la speranza che i loro discendenti realizzeranno i suoi benefici e che ne faranno una regolare abitudine nella loro vita.  

In un’atmosfera felice di grande ricongiungimento la gente del villaggio si muove liberamente, mischiandosi agli altri senza alcuna riserva, dimenticando tutte le inimicizie. La gente si abbraccia l’una con l’altra con amore. Deepavali è una grande forza unificatrice. Coloro che hanno vivaci orecchie spirituali interiori  sentiranno chiaramente la voce dei saggi: “Figli di Dio! Unitevi e amate tutti”. Le vibrazioni prodotte dall’augurio di amore che riempie l’atmosfera sono potenti abbastanza da portare un cambiamento nel cuore di ogni uomo e donna nel mondo, ma sfortunatamente quel cuore si è indurito considerevolmente, e solo una continua celebrazione di  Deepavali nelle nostre case può riaccendere in noi l’urgente bisogno di svoltare nel rovinoso cammino dell’odio.  

In questo giorno i mercanti Hindu del Nord dell’India aprono i loro registri contabili e pregano per il successo e la prosperità durante l’anno che verrà. Si fanno le pulizie nelle case, che vengono decorate durante il giorno e illuminate durante la notte con le lampade a olio. Le migliori e più raffinate illuminazioni possono essere ammirate a Bombay e Amritsar. Il famoso Golden Temple ad Amritsar celebra la Govardhan Puja e viene dispensato cibo a moltissimi poveri.

 O Ram! La luce delle luci, la luce interiore illuminante del Sè splende sempre salda nel vostro cuore. Sedete tranquillamente. Chiudete gli occhi. Ritirate i sensi. Fissate la mente su questa suprema luce e gioite del vero Deepavali, attraverso l’illuminazione dell’anima.

Colui che illumina l’intelletto, il sole, la luna e l’intero universo, ma che da nulla può essere illuminato,

è il solo e unico Brahman. Egli è il Sé interiore. Celebrate Deepavali in modo vero, vivendo nella luce del Brahman, nella Beatitudine eterna dello Spirito!

Là il sole  non splende, nemmeno la luna e le stelle illuminano e ancora meno il fuoco. Tutte le luci del mondo non sono un solo raggio della luce interiore del Sé. Immergetevi in questa  luce delle luci e gioite del vero Deepavali!

Molte feste di Deepavali sono venute e andate. Ancora i cuori della vasta maggioranza sono bui come la notte della nuova luna. Le case sono illuminate dalle lampade ad olio, ma il cuore è pieno del buio dell’ignoranza. Svegliatevi dal sonno dell’ignoranza. Realizzate la luce costante ed eterna dello Spirito che non sorge e non tramonta mai, attraverso la meditazione e la ricerca profonda.

Che  tutti possano ottenere la piena illuminazione interiore! Possa la suprema luce delle luci illuminare la comprensione! Che tutti possano ottenere l’inesaustibile ricchezza spirituale del Sé.

[Traduzione di Gianna Giraldi]